Itinerari culturali

I LUOGHI SPONTINIANI

Casa Natale di Gaspare SpontiniAll'ingresso di Maiolati Spontini si incontra la Casa Natale di Gaspare Spontini dichiarata monumento nazionale con Regio Decreto del 6 aprile 1924. Si tratta della casa a due piani di un ciabattino che vedeva al piano terra stalla e bottega e al primo piano la cucina e le camere.Nel giardino alberato la copia (l'originale è oggi conservato al Teatro Pergolesi di Jesi) di un busto bronzeo di Spontini opera dallo scultore e pittore ginevrino Jean-Jacques Pradier (1792-1852) al quale lo stesso musicista lo aveva commissionato.

All'interno delle mura si incontra un palazzo sul cui portone è affissa la scritta commemorativa “dato dal comm. Spontini alla istruzione delle Fanciulle”, è un istituto voluto e costruito, nel 1841, da Spontini per ospitare una Scuola Pia dedita all'educazione delle ragazze più povere. Sulla principale via Spontini si erge la Chiesa Parrocchiale di Santo Stefano Protomartire, la cui ultima ricostruzione risale al 1700. Alta ed elegante con la facciata ad intonaco giallo e bianco presenta un'unica navata ad aula con volte a botte decorata con ornamenti di influsso barocco. La balaustra è uno dei migliori modelli di arte barocca-rococò del territorio e custodisce l'organo realizzato dal veneto Gaetano Callido del 1788, acquistato e donato da Gaspare Spontini nel 1811, al fratello Don Antonio Spontini parroco di Santo Stefano.

Gaspare Spontini il 4 febbraio 1843, fonda con atto notarile, le Opere Pie a cui intesta tutti i beni. La costruzione di un Ospizio per i poveri e i malati e di una Scuola per l'istruzione dei bambini, inizia nel 1845 e termina nel 1870. Oggi il palazzo è sede della casa di riposo per anziani ancora gestita dalle Opere Pie fondate dal musicista. All’interno dell’edificio si trova la piccola e raccolta chiesa dedicata a San Giovanni ricostruita nel Seicento sulle fondamenta della chiesa di San Giovanni in Laterano. Di stile neoclassico ha pianta rettangolare, copertura a botte, abside introdotto da architetture semicircolari e nicchie laterali delimitate da coppie di colonne per i sarcofaghi. Qui riposa il corpo di Gaspare Spontini, racchiuso dentro un sarcofago di marmo bianco decorato con un medaglione di scuola canoviana in cui è scolpito il profilo del maestro. Il dipinto sull’altare maggiore presenta la Crocifissione, donato da Celeste Erard dopo la morte del marito Gaspare Spontini, ed è una combinazione tra scultura e pittura in cui su tela sono ritratte la Madonna e la Maddalena ai lati di un crocifisso scultoreo derivato dalla chiesa precedente. Nella nicchia di destra doveva essere sepolta anche Celeste, ma la donna morì in Francia e venne tumulata nel cimitero Père-Lachaise di Parigi; al posto del suo sarcofago è stato eretto un cenotafio.

Nella centrale via Spontini si trova la Casa Museo Gaspare Spontini, l'abitazione dove il grande compositore e sua moglie Celeste Erard trascorsero gli ultimi anni della loro vita.Ritratto di Gaspare Spontini
La casa fu restaurata dai coniugi con lo scopo di tornare ad abitare a Maiolati, ma gli impegni dovuti al grande successo del Maestro in tutta l’Europa, prima alla corte francese e poi in quella tedesca, permisero ai due di passare ben pochi momenti in terra marchigiana. L’edificio, di stile neoclassico, presenta una semplice facciata in mattoni a vista: al piano terra vi sono le stanze che erano adibite a cucine e i locali per la servitù, mentre, sul retro, è conservato il giardino a cui tanta attenzione dedicò Celeste Erard che lo voleva ricco di fichi e gelsi.

Salendo le rampe delle scale si giunge al primo piano dedicato alla prestigiosa carriera del Maestro e da qui al piano superiore dove, tramite un’unica porta a bussola, si accede ad un lungo corridoio ai lati del quale si distribuiscono i locali domestici, arredati secondo il gusto dell’epoca con suppellettili e mobili appartenuti alla famiglia e una piccola curiosità: una minuscola toilette, la prima, all’interno di un’abitazione privata, realizzata a Maiolati.

Tra i vari oggetti di famiglia si distinguono delle vere rarità come la tazza con l’effige di Guglielmo III di Prussia estimatore e protettore di Gaspare Spontini nel suo periodo berlinese, o quella con lo stesso ritratto del compositore assieme ad altri musicisti contemporanei come Haydin, Haendel, Gluk e Mozart.
Di grande interesse oltre agli spartiti, ai manoscritti e ad alcuni progetti di scena, sono i due fortepiano firmati dai parigini F.lli Erard. La famiglia di Celeste Erard era, all’epoca, la più rinomata produttrice di strumenti musicali e da Parigi giunsero con essi anche due ritratti dei coniugi Spontini realizzati tra il 1810 e il 1820 dopo il matrimonio tra i due.
Di particolare rilievo i quattro dipinti, in realtà bozzetti di scena di grande qualità pittorica, che raffigurano la messa in scena delle opere francesi di Spontini: il Milton del 1804, La Vestale del 1807, Fernand Cortez del 1809 e l’Olimpie del 1819.Il viale d'ingresso del Parco Colle Celeste

Nella sala attigua è conservata l’elegante divisa conferita a Spontini dall’Accademia delle Belli Arti dell’istituto di Francia nel 1839 e la medaglia coniata in occasione del primo festival musicale di Halle che diresse nel settembre del 1829.Fu in questa stessa occasione che l’Universita federiciata di Halle lo insignì del titolo di Dottore in Musica honoris causa.Qui è esposta anche la preziosa partitura de La fuga in maschera scritta da Spontini e rappresentata per la prima volta durante il Carnevale del 1800 a Napoli (Teatro Nuovo sopra Toledo). Si pensava che questo manoscritto fosse andato perduto, ma il Comune di Maiolati Spontini lo ha rintracciato presso una casa d'aste londinese ed acquistato nel 2007. Nel 2012 è andata in scena a Jesi e poi a Napoli con la coproduzionde della Fondazione Pergolesi Spontini.

Salendo verso il colle, si arriva al cancello di ingresso del Parco Colle Celeste che Gaspare Spontini fece costruire per la moglie Celeste su una sua proprietà. Un lungo viale di terra costeggiato da alberi e cespugli di fiori conduce fino ad un bosco fitto di vegetazione ben ordinato da cui si diramano sentieri secondari di terra battuta.

Il confine del bosco è dato da una lunga balconata sulla Vallesina. Amato per il relax e per le lunghe passeggiate nel verde presenta anche vaste aree giochi per bambini.

Dal balcone di confine si può percorrere un piacevole sentiero tra gli alberi che conduce direttamente al Campo Superintensivo della Casa dell'Olio e della Biodiversità e quindi concludere il percorso di visita con una sosta tra gli oliveti.

 

I Luoghi Storici di Maiolati Spontini

CancellataTra gli edifici di maggior rilievo nel centro storico di Maiolati Spontini c'è l’antica Chiesa di Sant'Anna o della Madonna della Cancellata già presente nel 1294, e restaurata nel 1635 dalla famiglia Mancia che la fece corredare di un'immagine della Madonna ritenuta miracolosa. All'interno l'affresco, con la Madonna che allatta il Bambino tra i Santi San Biagio e San Francesco realizzato attorno al 1560 da Paolo di Jacopo Pittori, artista nato nella vicina Massaccio (oggi Cupramontana) e poi ridipinto nel Seicento. La chiesa con pietre a vista ospita mostre e iniziative culturali. Il Palazzo della Comunità, per molti anni sede del comune, è stato costruito nel Cinquecento e poi rimaneggiato nel 1757. È uno dei più antichi del centro storico e mostra ancora lo stemma con il leone rampante imposto dalla città di Jesi. Attiguo al Palazzo della Comunità, si trova il neoclassico palazzo della Famiglia Amatori, annoverata tra le ventisei famiglie che attorno al XVII secolo costituivano la nobiltà jesina. L'attuale Palazzo Comunale è stato inaugurato nel 1939 a seguito della ristrutturazione e ampliamento del vecchio teatro (oggi Teatro Gaspare Spontini)  con il quale oggi condivide lo stesso stabile. Il suo aspetto è, bianco, monumentale e scenografico, secondo i canoni architettonici dell'epoca fascista, presenta un ingresso con scalinata di marmo e un atrio coperto da tre archi a botte che introducono alla sala del teatro, mentre tramite l’ingresso di destra si sale agli uffici comunali.

Scendendo verso il fiume si incontra la frazione Scisciano, nome, forse derivato da Sisianum o Aesianum, lascia pensare ad un originario  abitato romano o ad una derivazione “prediale” cioè derivata da un fondo rustico. I primi documenti, del 1199, riportano il castrum di Scisciano  appartenente per metà alla potente abbazia di Sant’Elena sull’Esino, oggi nel territorio di Serra San Quirico. A dominare la vista religiosa era la chiesa di San Fabiano a cui venne aggiunto, in epoca più tarda, il nome di San Sebastiano. Sorgeva fuori del perimetro del castello, ma nel corso del Settecento, venne completamente abbandonata e poi ridestinata a civile abitazione. La sua storia si lega a quella dell'abbazia di Sant'Elena fino a tutto il Cinquecento, quando entra a far parte del contado di Jesi di cui è il castello più piccolo, mentre nel 1808, è annesso definitivamente nel territorio Maiolati Spontini. Del piccolo castello, dalla forma quasi circolare, si conserva oggi la parte meridionale a semianello che poggia sulla scarpata delle vecchie mura con una sola porta di ingresso ad arco gotico. Al protettore contro la peste è dedicata la chiesa di San Rocco, proprio al centro di Scisciano dive ogni anno vi si celebra la festa il 16 agosto.

Santa Maria delle MoieIn pianura al frazione di Moie, posta sulla riva sinistra del fiume Esino, era situata sulla romana via Flambenga, una diramazione della Flaminia che si inoltrava nella Vallesina fino alla costa. Il nome Moie deriva da molie, epiteto che significava una zona paludosa, molle, con acque stagnanti. La sua storia inizia proprio con la bonifica dei terreni nel XIII secolo, tramite la canalizzazione delle acque e la costruzioni di diversi mulini che sfruttano la corrente dell’Esino. Solo nel Cinquecento entra sotto la giurisdizione di Maiolati Spontini. Il suo sviluppo è principalmente legato a quello dell'abbazia di Santa Maria delle Moie e alla sua posizione strategica che incoraggiava gli scambi commerciali, favoriti dall'istituzione della Fiera delle Moie. Il Novecento rappresenta il secolo dell'espansione della frazione: il costante aumento demografico è favorito dall'apertura della nuova ferrovia e dalla fornace di laterizi che offrì lavoro anche agli abitanti dei castelli vicini creando una nuova città in continua espansione.  Simbolo storico di questa frazione è l'abbazia di Santa Maria delle Moie fondata intorno all’XI secolo d.C. come proprietà degli Attoni-Alberici-Gozoni in una zona di confine tra la palude e il bosco indicato come Silva Sancta. Tra XI e XII secolo il territorio di proprietà dell’abbazia fu incrementato con numerose donazioni. Nel XV secolo tutti i beni vennero inglobati nel Capitolo della Cattedrale di Jesi e, nel XVI, secolo l’abbazia fu sottoposta a un restauro che modificò parte del blocco occidentale. Con la perdita dell’autonomia finanziaria, Santa Maria delle Moie divenne una parrocchia di Maiolati Spontini. Altri restauri furono eseguiti nel corso del XVIII secolo e poi nel decennio 1914-24. L’abbazia presenta pianta quadrata e a croce greca ricorda alcuni edifici paleocristiani ed è probabile che le maestranze attive nella costruzione dell’abbazia di Sant’Urbano (ad Apiro, non lontano da Maiolati Spontini) e a Santa Croce di Sassoferrato abbiano poi lavorato anche qui introducendo il modello della navata centrale con volta a botte conosciuta nelle Marche e nell’Umbria. Interno biblioteca La FornaceL’edificio presenta pietre squadrate di arenaria gialla, ha una caratteristica facciata a doppia torre con l’interno diviso in tre navate di cui quella centrale sopraelevata.  La chiesa è dedicata alla natività della Vergine che si festeggia ogni anno l'8 settembre, ma ha anche un patrono ausiliare che è San Benedetto da Norcia, mentre un dipinto murale nell'abside laterale rappresenta Sant'Antonio Abate. All’interno un affresco di scuola camerte del XV secolo e il dipinto sull’altare della Madonna con Bambino (XX secolo).

La vecchia fornace dil laterizi, in avanzato abbandono, è stata recuperata e destinata a biblioteca, mediateca, centro di aggregazione sociale, caffè letterario e a sede degli uffici del Consorzio CIS. Anche l’area sovrastante la fornace, che veniva utilizzata come cava d’argilla, è stata ricontestualizzata come laghetto per la pesca sportiva, mentre nell'ampio spazio aperto antistante la fornace, è stato creato un grande parco pubblico ricco di vegetazioni, percorsi e aree giochi. Il complesso culturale “eFFeMMe23 si estende su 700 mq., comprende la sede dell’Informagiovani, il caffè letterario e la Biblioteca Comunale La Fornace. In questo nome è racchiusa la storia dell'edificio, infatti l'’acronimo si scioglie in: eFFe indica la fornace; eMMe sta per Moie; 23 come il 1923, anno in cui la fornace di Moie era diventata una delle più importanti delle Marche, e come il suo numero civico.

Itinerari culturali nei dintorni

Castelbellino

La possente cinta muraria risale al XV sec. offre scorci panoramici di grande effetto come il percorrere il vicolo "Bitondolo" che si snoda tra le case più antiche fino ad una scala chiocciola detta "Lumaca", oppure oltrepassare la porta del "Proferno". La piazza principale che presenta una rara loggetta rinascimentale, la bella chiesa di San Marco e, alla sua destra, il Palazzo Comunale. Nella Villa Coppetti è allestito il Museo del Capoluogo piccola raccolta che presenta testimonianze archeologiche di epoca romana portate alla luce nel territorio comunale e tele del Cinquecento e del Seicento tra cui una “Madonna del Rosario” di Benedetto Nucci (1515-1587), una “Crocifissione con San Girolamo e Maria Maddalena”, una “Sacra conversazione” e un “San Michele con S. Carlo Borromeo e San Benedetto”, provenienti dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie e attribuite ad Ernest van Schayck.

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Castelplanio

Il Castello, di forma quasi circolare, conserva un interessante impianto urbanistico d'origine medievale. Alla seconda metà del XV secolo risale la doppia cinta muraria , costruita in blocchetti di pietra non squadrati, che possiamo ammirare nella parte orientale del castello. Dei torrioni restano un bell'esemplare poligonale, con bassa scarpa, alti beccatelli e sporto sopraelevato.
Da vedere inoltre la Chiesa di S. Sebastiano, che conserva una terracotta policroma attribuita a Mattia della Robbia (XVI sec.) e una bella tela di Claudio Ridolfi (XVII sec.) e, appena fuori del paese, la Badia di S. Benedetto di Frondigliosi, oggi adibita ad ostello e casa per ferie. Della struttura originaria resta la loggia romanica e parte del chiostro. Il piano nobile del Palazzo Comunale, già dei conti Fossa Mancini, conserva stucchi, tele e affreschi settecenteschi, epigrafi romane e medievali, un affresco staccato di Andrea da Jesi (Andrea Aquilini: 1491 o 1492 - 1543). Il Museo ospita una collezione di grafica contemporanea, donata da Brenno Bucciarelli (1918-1988), celebre editore d'arte nato a Castelplanio; vi compaiono alcuni dei più celebri artisti del Novecento come Bruno da Osimo (Bruno Marsili: 1888-1962), Virgilio Guidi, Luigi Bartolini (1892-1963).Al museo è stata annessa una Enoteca comunale, nella quale è possibile degustare ed acquistare i migliori vini della Vallesina.

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Cupramontana

In Piazza Cavour si affaccia l'elegante Palazzo Municipale, costruito in stile neoclassico su disegno dell'architetto cuprense Mattia Capponi (1720-1803). Nel caratteristico centro storico si può ammirare la bella piazza ellittica con la Collegiata di S. Leonardo: qui è conservato lo splendido Paliotto del 1681, in legno scolpito e intagliato, capolavoro dell'ebanista cuprense Andrea Scoccianti (1648-1700), definito per la sua abilità il "Raffaello delle fogliarelle". Poco distante si erge la Chiesa di S. Lorenzo, monumento nazionale, opera di Mattia Capponi, che si segnala per l'imponente facciata. Nei dintorni di Cupramontana la Chiesa di S. Giacomo della Romita del XII sec. che conserva un bell'altare in terracotta smaltata di bottega robbiana (1529), l'antico Eremo dei Frati Bianchi, che si trova in mezzo a uno splendido bosco di macchia mediterranea, e l'Abbazia del Beato Angelo del XII sec. che conserva un notevole chiostro e suggestivi ambienti adibiti ad ostello. Il Museo Internazionale dell'Etichetta del Vino è costituito da una raccolta di etichette per bottiglie provenienti da ogni parte del mondo, dalla collezione storica, con rari pezzi risalenti anche alla fine dell'Ottocento, quella contemporanea e la sezione artistica, con centinaia di bozzetti ispirati al vino di famosi artisti italiani e stranieri. Al piano terra dello Stesso Palazzo Leoni, la Civica Raccolta Luigi Bartolini, dedicata la poliedrico artista cuprense, protagonista indiscusso dell'arte italiana del Novecento .

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Jesi

Città natale di Federico II di Svevia e del musicista Giovan Battista Pergolesi a cui è dedicato l'omonimo e splendido teatro è sede della Pinacoteca Pianetti, il più significativo esempio di architettura settecentesca a Jesi. Ampi saloni si affacciano sull’eccezionale Galleria degli Stucchi, in stile rococò, mentre le sale ospitano il nucleo delle opere di primaria importanza per l’arte rinascimentale italiana, eseguite da Lorenzo Lotto per alcune chiese e confraternite della città: dalla Deposizione (1512) alle opere della maturità, come la monumentale Pala di S. Lucia (1532). A Palazzo Pianetti Vecchio il S.A.S. - Studio per le Arti della Stampa nato per documentare la lunga e importante tradizione tipografica di Jesi, nella quale, già nel 1472, sorse la prima officina tipografica cittadina. Presenta strumenti tipografici quali compositoi, vantaggi, matrici, nonché l’interessante collezione di caratteri mobili, attraverso i quali si può ripercorrere la storia della stampa dal punto di vista tecnologico. Nel Ridotto del Teatro G. B. Pergolesi si sviluppa in quattro sale l’itinerario storico-didattico sulla vita e l’opera del grande compositore jesino Giovan Battista Pergolesi tra dipinti, busti, medaglie e bozzetti disposti nelle sale affrescate dalle suggestive vedute del Settecento jesino dipinte da Luigi Lanci. Il foyer del Teatro, di gusto neoclassico, ospita una sala dedicata al compositore Gaspare Spontini (1774-1851), con alcuni ritratti, busti, stampe e manoscritti donati nel 1890 dall’avvocato berlinese Robert Berlin. Il Museo Colocci, allestito nel palazzo della omonima nobile famiglia, conserva il fascino della dimora signorile raccogliendo i quadri, gli arredi, gli oggetti d’uso quotidiano che appartennero alla nobile famiglia jesina in un arco di tempo che va dal Settecento fino a buona parte del XX secolo.Di particolare interesse il presepe di cartone dipinto e stoffa, del XVIII secolo; un quadro che rappresenta Santa Caterina, di scuola bolognese del XVII secolo, e un Ritratto di nobildonna seicentesco. Nel Monumentale Complesso San Floriano è ospitato il secondo teatro della città: il Centro Studio “Valeria Moriconi”. Dedicato alla grande attrice jesina è laboratorio permanente, dotato di un consistente fondo documentario lasciato dall’attrice jesina. Di notevole pregio la splendida Biblioteca Planettiana Comunale che all'interno delle sue eleganti sale custodisce un inestimabile tesoro librario.

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Mergo

Stretta dentro la cinta muraria scarpata, custodisce notevoli tesori d'arte come la "Madonna del Rosario di Ercole Ramazzani di Arcevia (1530-1598) e il " San Pietro " di Orazio Orazi di Camerino (1848-1912) nella chiesa di S. Lorenzo. All’incrocio del trivio Mergo, Rosora, Tassanare c'è la Chiesa privata di Santa Marciana,della fine del sec. XVIII, dedicata a San Placido ma comunemente chiamata Santa Marciana in quanto vi si venera il corpo della Santa. Questa chiesa fu costruita dalla famiglia Borgiani che conserva il suo nobiliare palazzo proprio di fronte alla chiesa. Al confine tra Mergo e Serra San Quirico la chiesa di Santa Maria delle Stelle costruita dai monaci ospitalieri sulle rovine di un antico tempio pagano come rifugio per i pellegrini. Locnoloc è un’area di sosta attrezzata per i camperisti molto frequestata e conosciuta a pochi passi dal centro, ma immersa nel verde. Il nome è l’acronimo esteso di “Locanda senza locandiera”. Scendendo verso il piano si incontra Palazzo Vallemani scenario di omicidi durante la Resistenza, quando la villa era diventata il rifugio di alcuni partigiani e sarebbe stata incendiata per rappresaglia da parte dei Tedeschi. Oggi ne rimane un rudere spettrale che nutre leggende di fantasmi, ma vale al pena lo splendido viale che si snoda tra una fitta e rigogliosa vegetazione.

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Montecarotto

Il centro storico è protetto da una cinta muraria restaurata nel 1509 su disegno di un architetto lombardo. con due torrioni, uno cilindrico e l'altro poligonale, collegati da un percorso interno. All'interno si trova il bel Teatro Comunale del sec. XIX. In cima al paese sorge la Collegiata della SS. Annunziata, monumento neoclassico che conserva molte opere d'arte, tra cui un gruppo scolpito in legno di Corrado Teutonico (1781) e una croce processionale in argento sbalzato e cesellato di oreficeria jesina del XVI secolo.
Appena fuori le mura, la Chiesa di S. Francesco del XVII sec. espone in facciata un bassorilievo con l'adorazione di S. Francesco e il pregevole organo (1740) dell'istriano Pietro Nacchini, maestro di Gaetano Callido. ll Museo Civico e della Mail Art è stato costituito nel 1984, grazie alle donazioni di alcuni dei maestri dell'arte italiana. É una nutrita raccolta di opere di Mail-Art, l'arte che promuove, attraverso canali postali mondiali, la circuitazione di opere di piccole dimensioni (disegni, grafica, dischi, CD, piccole sculture, ecc.), realizzate da artisti collegati fra loro da iniziative libere o tematiche. Museo unico nel suo genere in Italia, ospita anche opere grafiche di Orfeo Tamburi, Pericle Fazzini, Umberto Mastroianni, Arnaldo Ciarrocchi.

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Monteroberto

Le mura medievali si distinguono per la possente scarpata con torrione sui quali sono stati edificate le abitazioni racchiuse da un centro storico di grande suggestione con ripide salite e scorci panoramici sulla vallesina. La chiesa dedicata a San Silvestro nasce attorno al Quattrocento e conserva una preziosa cantoria di legno. Il suo volto contemporaneo è dovuto però a rimaneggiamenti fatti nel Settecento. Di particolare interesse è la bella Villa Salvati sede dell'Istituto Professionale di Stato per l'Agricoltura e l'Ambiente "Serafino Salvati" e vi si giunge percorrendo un viale alberato dentro un grande parco. Le linee sono quelle care al neoclassicismo che si ritrovano anche nelle decorazione delle stanze interne.

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Poggio San Marcello

La sua origine medioevale e le sue vicissitudini belliche hanno plasmato questa bella cinta muraria pentagonale e scarpata risalente al primo 1500 con sei bastioni tutti diversi l'uno dall'altro e due porte di ingresso . All'interno lo svilupparsi delle abitazioni poste su strette vie che si congiungono a quella principale edilizio. La Torre dell' Orologio fu costruito da Pietro Mei di Montecarotto nel 1848 (opera n.20) scandisce ancora tutti quarti d'ora dello scorrere del tempo. La Chiesa di San Nicolò di matrice barocca e rivisitata nel Settecento da Architetto Capponi, conserva un affresco con la crocifissione del 1500. Anche il Palazzo comunale e il Teatro è un'unica, elegante, opera del Capponi che progettato una raffinata facciata con un porticato a quattro archi, interni decorati e pavimenti di terracotta originali del 1738. Sempre al Capponi di deve il tempietto dell'Oratorio di Santa Croce che molti individuano come suo primo lavoro. L'amore di questo architetto per le facciate in laterizio ha trovato evidente sintonia in questo paese dove esisteva una fornace e apprezzati artigiani della terra cotta di cui sono rimaste belle decorazioni realizzate con l'argilla della cava del luogo.

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Rosora

La cinta muraria è caratterizzata da un pregevole torrione cilindrico che racchiude il piccolo centro storico con abitazioni abbarbicate sulle mura. L'atmosfera è quella tipicamente medievale con suggestivi sotterranei e la porta d'ingresso che conserva ancora i cardini. In luogo di una chiesa romanica è stata eretta nel Settecento, una nuova parrocchia dedicata a San Michele che custodisce un crocefisso ligneo del 1600 scolpito da Pier Domenico Neofrischi. Il rigoglioso ambiente naturale di Rosora in prossimità dell'Esino ha destato numerose leggende tra cui la più conosciuta è quella della "Croce del Moro", in località Tassanare di Rosora, che racconta del suicidio per impiccagione del Moro, probabilmente discendente di una famiglia nobile trasferitasi da Genga, proprio nel punto in cui oggi si trova la grossa croce di legno.

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San Paolo di Jesi

Il piccolo centro custodisce la chiesa di San Paolo Apostolo con una preziosa tela del Pomarancio (Cristoforo Roncalli) del 1620. L'abitato si sviluppa attorniato dai vigneti vero fiore all'occhiello di questo luogo che si può degustare nella Bottega del Vino adibita in piazza del comune e dedicata alle degustazioni di Olio e vino. Accanto a queste tipiche produzioni agricole da alcuni anni si sta affermando con sempre maggiore successo il Laboratorio per la lavorazione delle Piante Officinali distillate e trasformate in pregiati oli essenziali.

Curiosità di questo particolare territorio sono i vulcanelli di fango: piccole eruzioni dal terreno di fango e gas visibili nella contrada Fonte.

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Serra San Quirico

Lungo le sue mura di cinta si trovano gli antichi camminamenti di ronda coperti chiamati le Copertelle.
Nel bel centro storico si trova la Chiesa parrocchiale dei SS. Quirico e Giulitta che racchiude una reliquia della Sacra Spina, un'ottima tela del vicentino Pasqualino Rossi e un dossale di terracotta dipinta (XVI sec.). Tra gli edifici in stile barocco più eleganti ed integri delle Marche, è ricca di opere d’arte, tra cui il ciclo delle Storie della vita di S. Lucia del pittore veneto Pasqualino Rossi (1636-1722), i superbi altari lignei dorati e la decorazione a stucco del francese Leonardo Scaglia (XVII sec.); di straordinario effetto scenografico l’organo del 1675, opera di Gaetano Callido. All'interno del Chiostro dell'ex-Convento di S. Lucia, il Museo ospita la Cartoteca Storica delle Marche documenti di grande raffinatezza artistica, incisi e stampati a partire dal XVI secolo, che consentono di "leggere" storicamente il territorio nella sua evoluzione amministrativa e geografica: dall'antico Ducato di Urbino alle prime carte geografiche dello Stato Pontificio e del nuovo Stato Unitario.È visibile anche la riproduzione di un globo terrestre del grande cartografo veneziano Vincenzo Coronelli (1650-1718). Qui è  la sede operativa del Parco Naturale Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, una delle aree protette più belle delle Marche. Esteso sul versante appenninico della provincia di Ancona, il Parco interessa direttamente i comuni di Serra San Quirico, Genga (con le celebri Grotte di Frasassi), Arcevia e Fabriano, un territorio ancora immerso in una natura integra e rigogliosa.
A valle del paese si trova un importante monumento romanico, l'Abbazia di S. Elena fondata, secondo la tradizione, da San Romualdo verso l'anno Mille; l'austero interno conserva splendidi capitelli di varia foggia e natura. Nei dintorni, il pittoresco centro di Ville di Sasso e il trittico (XV sec.) e gli affreschi (XVI sec.) conservati nella Chiesa di S. Paterniano a Domo.

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Staffolo

È chiusa da mura medievali lungo le quali emergono due possenti torrioni. Il borgo conserva caratteristici scorci con strade selciate, case e finestre eleganti nelle loro semplici forme. Nel centro storico spicca la Chiesa di S. Egidio del XIII sec. con portale romanico. All'interno si può ammirare un polittico del Maestro di Staffolo (XV sec.) raffigurante la Madonna col Bambino e santi. A pochi passi sorge la Chiesa di S. Francesco del XIII sec. in forme neoclassiche. Conserva il portale in stile romanico, mentre all'interno si trovano pregevoli pale d'altare, tra cui la Madonna col Bambino e santi di Filippo Bellini (XVI sec.), e un pregevole organo, opera n. 51 di Gaetano Callido (1769). Poco fuori il paese si erge il bel Santuario di S. Maria della Castellaretta costruito nel XVI secolo dagli staffolani reduci dalla battaglia di Lepanto.
In campagna si trova la Chiesa di S. Francesco al Musone dove la tradizione vuole si sia fermato il santo di Assisi insieme al compagno Egidio per dissetarsi alla fonte, dalla quale ancora oggi sgorga acqua limpidissima. Il Museo dell'arte del Vino è allestito in alcuni suggestivi locali del centro storico rendendo omaggio alla vocazione vitivinicola del territorio. Tra gli oggetti un antico torchio in rovere con basamento in pietra scolpito a mano nel 1695 ed altri strumenti come una rara tappatrice in legno del XIX secolo, un singolare imbottigliatore in vetro soffiato a mano, botti, tini e tinozze. Annessa al museo si trova l'Enoteca, dove è possibile acquistare i migliori vini dei produttori locali ed è palcoscenico di serate a tema sul vino e l'enogastronomia.

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