La parte al di là della strada è stata completamente dedicata alla coltura superintensiva degli olivi.

Qui sono state adottate le migliori innovazioni e sperimentazioni, tra le più avanzate nel settore, facendo di questo appezzamento un'insostituibile palestra per conoscere e valutare le molteplici possibilità dell’olivicoltura marchigiana del futuro.

L’impianto segue distanze sulla fila di 1,5 e 2 metri; un metodo che ha la finalità di meccanizzare integralmente la coltura grazie a macchine vendemmiatrici modificate per la raccolta delle olive, ma anche per meccanizzazione della potatura, che vede un passaggio unico con le barre falcianti, tanto sulla cima, quanto sui rami bassi, per poi lasciare alla manualità l'eliminazione dei rami con diametro superiore ai 3 centimetri che si espandono trasversalmente creando difficoltà per le macchine destinate alla raccolta.

Accanto alle classiche varietà marchigiane sono state inserite anche alcune tipologie estere, già sperimentate da alcuni anni per questo tipo di impianto, che hanno dato risultati positivi per adattabilità come le spagnole Arborsana, Arbequina e la greca Koroneiki,  e tre nuove varietà selezionate dal Centro Sperimentale per l’Olivicoltura del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Perugia come la FS17, Giulia, Don Carlo.